Blasfemia ?


da Wikipedia

Il caso

La vicenda risale al 14 giugno 2009. Asia Naurīn Bibi è una lavoratrice agricola a giornata. Quel giorno è impegnata nella raccolta di alcune bacche. Scoppia un diverbio con le lavoratrici vicine, di religione musulmana. A lei era stato chiesto di andare a prendere dell’acqua. Ma un gruppo di donne musulmane l’avrebbe respinta sostenendo che Asia, in quanto cristiana, non avrebbe dovuto toccare il recipiente. Il 19 giugno, le donne denunciano Asia Bibi alle autorità sostenendo che, durante la discussione, avrebbe offeso Maometto. Picchiata, chiusa in uno stanzino, stuprata[6] e infine arrestata pochi giorni dopo nel villaggio di Ittanwalai, nonostante contro di lei non ci sia nessuna prova, viene condotta nel carcere di Sheikhupura.

Asia Bibi ha sempre negato le accuse e ha replicato di essere perseguitata e discriminata a causa del suo credo religioso.

L’11 novembre 2010, oltre un anno dopo l’arresto, il giudice di Nankana Sahib, Naveed Iqbal, emette la sentenza, nella quale esclude «totalmente» la possibilità che Asia Bibi sia accusata ingiustamente, aggiungendo inoltre che «non esistono circostanze attenuanti» per lei. La famiglia ha presentato ricorso contro la sentenza avanti l’Alta Corte di Lahore.

Nel dicembre 2011 una delegazione della Masihi Foundation (Mf), ONG che si occupa dell’assistenza legale e materiale di Asia Bibi, ha visitato la donna in carcere. Le sue condizioni di igiene personale erano terribili e le sue condizioni di salute, sia fisica che psichica, sono apparse critiche. Secondo Haroon Barkat Masih, direttore internazionale di Mf, Asia Bibi ha comunque espresso parole di perdono nei confronti dei suoi accusatori: “In primo luogo vivevo frustrazione, rabbia, aggressività. Poi, grazie alla fede, dopo aver digiunato e pregato, le cose sono cambiate in me: ho già perdonato chi mi ha accusato di blasfemia. Questo è un capitolo della mia vita che voglio dimenticare”. La donna ha quindi espresso il desiderio di poter tornare alla sua famiglia.

Nel 2012, secondo alcune fonti, Qari Salam, l’uomo che ha accusato Asia Bibi di blasfemia avrebbe dichiarato di essersi pentito di aver sporto la denuncia, che sarebbe stata basata su pregiudizi personali ed emozioni religiose esasperate di alcune donne del villaggio. L’uomo starebbe quindi pensando di non portare avanti l’accusa ma sarebbe comunque in difficoltà perché sotto pressione da parte di organizzazioni fondamentaliste islamiche[10].

Nel 2013, per questioni di sicurezza, la donna è stata trasferita dal carcere di Sheikhupura a quello femminile di Multan. Per i familiari è diventato molto più difficile vederla, dato che le due località distano sei ore di auto.

Il 16 ottobre 2014, dopo quasi quattro anni dalla presentazione del ricorso avverso alla sentenza di primo grado, si è pronunciata l’Alta Corte di Lahore confermando la pena capitale per la donna.

Il 22 giugno 2015 la Corte Suprema ha sospeso la pena capitale, rimandando il processo ad un tribunale.

Nel dicembre del 2014 Sardar Mushtaq Gill, uno degli avvocati di Asia Bibi, lamenta gravissime irregolarità nel processo, ad esempio all’interno del tribunale il cancelliere ha puntato una pistola alla testa dell’avvocato difensore. Porta inoltre prove del fatto che, in casi di accuse di blasfemia, i cristiani vengono trattati in modo differente dai musulmani.

Il 31 ottobre del 2018 è stata assolta dalla Corte suprema  che ne ha ordinato la scarcerazione immediata.

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da Avvenire 3 novembre 2018

Asia Bibi. La rabbia dei fondamentalisti frena l’espatrio dopo l’assoluzione
Stefano Vecchia sabato 3 novembre 2018
Sembra allontanarsi una soluzione definitiva che consenta alla donna cristiana perseguitata per anni di raggiungere la famiglia in un Paese straniero. Costretto alla fuga anche l’avvocato minacciato
Proteste in Pakistan dei fondamentalisti islamici contro l’assoluzione di Asia Bibi

Sembra allontanarsi una soluzione definitiva che consenta a Asia Bibi di raggiungere la famiglia in un Paese straniero. L’accordo arrivato nella notte tra emissari governativi e rappresentanti dei gruppi musulmani radicali che per tre giorni hanno assediato la capitale Islamabad e numerose città, prevede che il governo avvii la procedura per includere la donna, ora in un luogo segreto in vista di un probabile espatrio, nella lista dei cittadini a cui è proibito lasciare il Paese.

Un apparente cedimento dell’esecutivo, che potrebbe servire però a allentare la tensione e evitare uno scontro aperto dopo che ieri gli estremisti avevano incentivato le iniziative di protesta, approfittando della giornata festiva dedicata dall’islam alla preghiera. Una giornata in cui la Chiesa pachistana, davanti al rischio di ritorsioni, aveva scelto di annullare tutte le Messe per i defunti.

Intanto, l’avvocato Saif-ul-Mulook, che ha salvato la cristiana dall’impiccagione, ha lasciato il Paese temendo per la sua vita dopo le minacce da parte degli islamisti radicali. Mulook ha difeso Asia Bibi nei nove anni che ha passato in prigione. “Nello scenario attuale, mi è impossibile vivere in Pakistan”, ha dichiarato l’avvocato prima di imbarcarsi su un aereo. “Devo restare vivo per continuare la battaglia giudiziaria di Asia Bibi”, ha spiegato il legale sessantenne al quale è stata accordata una scorta dopo l’assoluzione.

Per calmare gli animi, le autorità avevano concesso l’utilizzo delle moschee anche all’interno delle “zone rosse” dove erano interdetti da mercoledì gli assembramenti, ma le strade di grande comunicazione tra Nord e Sud del Paese sono state bloccate in più punti e molte scuole sono rimaste chiuse. Solo nel pomeriggio sono stati ripristinati i servizi di telefonia mobile a Islamabad, Lahore, Karachi, Rawalpindi e in altri centri maggiori, dove interi quartieri sono stati occupati dai manifestanti.

Ancora una volta a guidare le proteste è stato Khadim Hussain Rizvi, fondatore del partito Tehreek-e-Labaik Pakistan che punta a imporre una visione estremista e ideologica dell’islam. Ieri, dopo avere dichiarato di essere stato minacciato dalle autorità, ha proclamato lo sciopero generale, sottolineando che «tutti seguaci del profeta (Maometto) devono prepararsi a morire in suo onore».

Non tutti i movimenti radicali presenti nel Paese sono influenzabili dalla sua propaganda e non a caso un gruppo di eminenti giuristi musulmani ha incontrato ieri il ministro dell’Interno Shehryar Khan Afridi, mentre si diffondeva la notizia dell’assassinio nella propria abitazione dell’84enne Samiul Haq, leader di una fazione del partito Jamaat-e-Islami ma vicino al Pakistan Tehreek-e-Insaf del primo ministro Imran Khan e considerato essenziale come mediatore tra governo e taleban.

Da Pechino dove ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping ottenendone appoggio e promesse di ulteriori investimenti, Khan ha espresso il suo cordoglio per «la grande perdita per il Paese», a cui si è associato buona parte delle forze politiche.

La situazione resta comunque tesa i militari hanno ieri per la prima volta manifestato la propria insofferenza verso una militanza islamista che sta usando toni aggressivi e fino alle aperte minacce anche alla magistratura, alle minoranze e, appunto, alle forze armate. Richiamando all’islam come «religione di pace» il portavoce, generale Asif Ghafoor, ha esortato a evitare accuse pretestuose contro chi è chiamato a far rispettare l’ordine e la legge.

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da Avvenire del 31 ottobre 2018

Pakistan. Blasfemia, assolta Asia Bibi. Scarcerata, ora è in un luogo sicuro
Redazione Internet mercoledì 31 ottobre 2018
La Corte suprema del Pakistan ha riconosciuto innocente Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per presunta blasfemia nel 2010. Allerta per le proteste degli estremisti
Blasfemia, assolta Asia Bibi. Scarcerata, ora è in un luogo sicuro
Asia Bibi è stata assolta e poco dopo liberata. Oggi 31 ottobre 2018 alle 9,20 del mattino (le 5,20 in Italia), la Corte Suprema del Pakistan ha dichiarato innocente la donna cristiana arrestata nel 2009 e condannata a morte nel 2010 per presunta blasfemia, ordinandone il rilascio immediato. Adesso si trova in un luogo sicuro. Per la liberazione di Asia Bibi si era mobilitato anche Avvenire.

DOPO L’ASSOLUZIONE DI ASIA BIBI, L’AVVOCATO: PAURA DI QUELLO CHE POTRÀ SUCCEDERE

“È una grande notizia per il Pakistan e per il resto del mondo. Asia Bibi ha ottenuto giustizia”, ha dichiarato l’avvocato di Asia Bibi, il musulmano Saiful Malook. Ma “abbiamo molta paura di quanto potrà succedere. In questo Paese ci sono molti fondamentalisti” ha aggiunto commentando la notizia del rilascio di Asia Bibi al Sir.

A Malook non è stato permesso di informare personalmente la sua assistita. “È stato un ordine della corte Suprema, ma ho potuto chiamare la prigione in cui è detenuta Asia e chiedere che lei fosse informata”. Come spiega l’avvocato, ci vorranno alcuni giorni prima che la donna venga liberata. “Il verdetto deve essere consegnato all’Alta Corte di Lahore e poi alla prigione di Multan”.

Intanto si teme anche per la sicurezza dei familiari di Asia e di chiunque ne abbia favorito l’assoluzione. “Io e la mia famiglia siamo in grave rischio – continua Maloof – specie perché io sono un musulmano che difende una cristiana che ha commesso blasfemia”. Le autorità pachistane hanno intensificato la sicurezza in tutto il Paese, soprattutto nelle aree dove vivono i cristiani e le altre minoranze. Si temono massacri come quelli avvenuti a Gojra nel 2009 e a Joseph Colony nel 2013. “La situazione è tesa – ha concluso l’avvocato – ma oggi ringraziamo Dio per questo momento storico in cui Asia Bibi, dopo 9 anni e mezzo, ha finalmente avuto giustizia!”.

LE REAZIONI DEI FAMILIARI DI ASIA BIBI

“Siamo felicissimi. Il Signore ha ascoltato le preghiere di Asia di tutti coloro che le sono stati vicini. Oggi è un giorno bellissimo, che ricorderemo per tutta la vita. La giustizia ha trionfato e una innocente è finalmente libera”, ha commentato a Vatican Insider Joseph Nadeem, l’uomo che in tutti questi anni ha garantito, grazie alla Renaissance Education Foundation che guida a Lahore, istruzione e ospitalità alla famiglia di Asia Bibi.

“Non vedo l’ora di riabbracciare mia madre. Finalmente le nostre preghiere sono state ascoltate!”. Con la voce rotta dal pianto Eisham Ashiq, la figlia minore di Asia Bibi ha accolta la notizia che riguarda la madre, arrestata nel 2010. “È la notizia più bella che potessimo ricevere – ha affermato il marito di Asia, Ashiq Masih – è stato difficilissimo in questi anni stare lontano da mia moglie e saperla in quelle terribili condizioni. Ora finalmente la nostra famiglia si riunirà, anche se purtroppo dubito che potremo rimanere in Pakistan”.

“Molti cristiani e non cristiani in tutto il mondo hanno pregato per la liberazione di Asia, mentre era in carcere da innocente. Ora le preghiere sono state ascoltate: ringraziamo il Signore. Occorre dire grazie anche alle organizzazioni per i diritti umani che si sono interessate a questo caso e hanno alzato la loro voce per la giustizia” così ha commentato padre James Channan, domenicano e responsabile del “Peace Center” a Lahore in Pakistan all’agenzia Fides”.

IL CASO GIUDIZIARIO DI ASIA BIBI IN PAKISTAN: LE TAPPE

La donna era stata arrestata nel 2009 dalla polizia nel suo villaggio di Ittanwali, nella provincia del Punjab, in seguito alla denuncia di altre donne di fede musulmana per blasfemia dopo un presunto reato contro il profeta Maometto durante una discussione.

La legge sulla blasfemia del Pakistan è contestata anche a livello internazionale come strumento di pressione nei confronti delle minoranze non islamiche. Finora, a ogni modo, nessuna delle condanne a morte è stata emessa sulla base delle norme.
La notizia della sentenza è oggi l’apertura di alcuni dei principali mezzi di informazione di Islamabad. Secondo l’emittente Geo Tv, all’origine della decisione dei giudici la “mancanza di prove oltre ogni ragionevole dubbio”.

Il caso di Bibi riguardava un litigio con alcune lavoratrici di un frutteto nel Punjab che l’avevano accusata di aver bevuto da un pozzo per lei proibito in quanto “infedele cristiana” e quindi “impura”. Allora, Bibi avrebbe detto: “Credo nella mia religione e in Gesù Cristo, morto sulla croce per i peccati dell’umanità; cosa ha mai fatto il vostro profeta Maometto per salvare l’umanità?”.

Manifestanti bloccano la strada contro la decisione della Corte suprema di assolvere Asisi Bibi
Manifestanti bloccano la strada contro la decisione della Corte suprema di assolvere Asisi Bibi

MASSIMA ALLERTA A ISLAMABAD DOPO L’ASSOLUZIONE DI ASIA BIBI

Intanto in Pakistan si attendono reazioni violente da parte dei gruppi fondamentalisti che hanno minacciato di morte i giudici e pretendono l’impiccagione per Asia Bibi. Se da un lato gli attivisti per i diritti umani e la comunità cristiana hanno accolto con favore il verdetto finale della Corte suprema, dall’altro la città di Islamabad è in stato di massima allerta. Oltre trecento poliziotti presidiano il palazzo della Corte Suprema e unità dell’esercito sono stanziate a difesa degli altri edifici istituzionali.

Manifestazioni a Lahore (Ansa)
Manifestazioni a Lahore (Ansa)

Khadim Hussain Rizvi, a capo del partito islamista Tehreek-e-Labbaik Pakistan, sta infatti organizzando una protesta nazionale contro l’assoluzione della donna. Le forze dell’ordine presidiano anche i più importanti luoghi di culto cristiani come le cattedrali.

Il premier pachistano Imran Khan ha lanciato un appello alla nazione per invitare alla calma, chiedendo alla popolazione di tenersi lontana dall’influenza degli estremisti islamici. Khan ha detto che un piccolo segmento della società è contro la sentenza e sta creando disordini che potrebbero danneggiare il Paese. “Non permettete loro (i mullah religiosi) di istigarvi alla violenza”, ha scandito Khan.

Asia Bibi (Ansa)
Asia Bibi (Ansa)

Nel febbraio scorso papa Francesco aveva ricevuto in Vaticano la figlia Eisham e il marito di Asia Bibi, Ashiq, giunti a Roma ospiti di Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) insieme a Rebecca, una ragazza nigeriana cristiana, vittima di Boko Haram.